C’era una volta un castello di sabbia. Ogni volta che l’onda lunga ne lambiva le fondamenta l’effimero maniero chinava il capo merlato alla volontà senza appello dell’ingorda marea. Con il costume pesante di acqua salata e rena il bambino osservava immobile, soggiogato dall’incanto di una lenta dissolvenza. Poi un lampo, il tuono e la promessa di un temporale. Ed ecco che il piccolo architetto muratore, con un tuffo all’asciutto, piombava tra le braccia di sua madre. Lei, sempre pronta ad avvolgerlo nel morbido telo. Quel telo mare, l’unico, il solo. La sua copertina di Linus, il rifugio sicuro. C’è oggi un aquilone con i colori dell’arcobaleno. Si libra nel cielo e regala le ali al bambino di un tempo. Un uomo ormai. Dicono sia un asso del kitesurfing eppure lui non cerca l’elogio condiviso. Chiede soltanto di volare in equilibrio sul confine tra sogno e realtà, in quello spazio prodigioso che il mare condivide con l’empireo. Che cos’è l’eternità se non l’incontro tra l’oceano e le stelle? L’estate è una fiaba che ogni anno si rinnova senza mai ripetersi. Torna a piedi scalzi, con il vento sul viso e il sole caldo tra le mani. Porta a corredo un sorriso sul mondo, nulla pretende, di poco ha bisogno. Bikini, bermuda, a volte qualche
t-shirt. Sempre un telo mare.  Quel telo mare, l’unico, il solo. In microfibra di spugna stampata, battezzato Polignano e firmato Baia30remi. Uno scampolo di acume sartoriale tutto partenopeo declinato con dovizia di dettaglio in segno, colore e sfumature. Un telo da vivere durante una partita a carte o in una pausa di meditazione yoga, meritato compenso dopo una frenetica giornata trascorsa in riva al mare all’insegna del gioco. Un sottile ma robusto nonché soffice tappeto volante che trasporta emozioni tenaci e impenitenti nella quiete languida del tramonto. E su cui lasciarsi cadere dopo un volo libero nel divino splendore estivo.